Seminari

a.a. 2017/2019

Metamorfosi dell’emozione

Da ormai una ventina d’anni i lavori sulle emozioni costituiscono uno dei campi più prolifici della ricerca in svariati ambiti del sapere: dalle neuroscienze alla psicologia, dall’antropologia alla sociologia, dalla filosofia alle scienze politiche, sino a giungere alla storia dell’arte e alla letteratura. Superata l’opposizione tra naturalisti e costruttivisti, le analisi storiche si sono moltiplicate e, a partire per lo meno dalla pubblicazione del contributo pioneristico di William Reddy (The Navigation of Feeling, 2001), è emersa con sempre più forza la necessità di studi interdisciplinari e transdisciplinari in grado di dar conto della complessità e dell’ambiguità che connota l’esperienza emotiva.

Il periodo delle metamorfosi dei Lumi si rivela cruciale per la definizione del moderno concetto di emozione, poiché in esso si assiste alla legittimazione e alla riabilitazione della dimensione passionale dell’individuo. Le emozioni non rappresentano più soltanto una perturbazione irrazionale, ma possono servire al raggiungimento del bene individuale e comune.

L’obiettivo del seminario è pertanto quello d’indagare le «metamorfosi» a cui è sottoposta negli anni del tournant des Lumières l’idea di emozione (intesa nel suo senso più ampio: dalle passioni agli affetti) in tutte le sue molteplici sfaccettature, con una particolare attenzione alle piste di ricerca interdisciplinari. Tra i possibili spunti di riflessione si segnalano i seguenti:

- emozione e fisiologia

- emozione e morale

- emozione e retorica

- emozione e politica

- la rappresentazione dell’emozione

- l’estetica dell’emozione

 

Incontro di giovedì 26 ottobre 2017

Marco Menin (Università di Torino)

"Les Crimes de l'amour" del Marchese de Sade: l'implosione del sentimentalismo.

Il nuovo ciclo di incontri del Centro Studi Interdisciplinare Metamorfosi dei Lumi, dedicato al tema “metamorfosi dell’emozione”, si è aperto con un intervento di Marco Menin (Università degli Studi di Torino) su «Les Crimes de l’amour» del marchese de Sade: l’implosione del sentimentalismo. Al fine di evidenziare la metamorfosi concettuale dell’idea settecentesca di emozione, il relatore ha preso in esame l’ultimo impegno editoriale di Sade, Les crimes de l’amour, una raccolta di undici novelle, pubblicate nel 1800 ma composte fra il 1787 e il 1788. Quest’opera, l’unica di cui egli ha riconosciuto la paternità, si distingue dai più noti scritti clandestini perché “onesta” e può essere letta come un processo al sentimentalismo e ai suoi presupposti teorici, ossia il pathos e la morale simpatetica. Tale lettura trova conferma sia nell’Idée sur les romans, il saggio di critica letteraria premesso alle novelle, sia nella risposta di Sade alla recensione negativa dei Crimes de l’amour scritta da Villeterque. Per confutare il sentimentalismo, Sade si serve dei suoi stessi principi stilistici e retorici, parodicamente accentuati: con consapevolezza teorica e abilità narrativa egli si impegna a plasmare a suo modo l’emotività del lettore, mettendo in scena l’impossibilità di qualsiasi etica basata sulla reciprocità emotiva. Benché generalmente trascurati, Les crimes de l’amour possono pertanto essere considerati una tappa significativa nella storia della filosofia delle emozioni.

Incontro di venerdì 1 dicembre, ore 16:00

Debora Sicco (Università di Torino)

"Madame du Deffand e la riscoperta dell'emozione".

La relatrice si è soffermata sull’epistolario di Madame du Deffand per mettere in luce come questa nota salonnière abbia riscoperto l’emozione, accompagnando e anticipando la metamorfosi che tale idea ha subito negli anni del tournant des Lumières. Madame du Deffand è stata spesso accusata di aridità, e collocata sul versante di chi nega ogni dignità all'emozione e la combatte con lo scherno e con il disprezzo. In realtà, nel corso della sua lunga vita (1696-1780), ella ha avuto modo di assistere a una significativa evoluzione del clima culturale, la cui più emblematica testimonianza in Francia è la pubblicazione della Nouvelle Héloïse di Rousseau nel 1761. Parallelamente, la sua biografia è segnata da un evento altrettanto epocale, che costituisce una sorta di spartiacque fra due diversi modi di rapportarsi all’emozione e al sentimento: l'incontro con Horace Walpole, avvenuto nel 1766. Lo scetticismo e l’insofferenza di Madame du Deffand nei confronti del sentimento, testimoniati dai suoi precedenti scambi epistolari, lasciano così il posto alla riabilitazione della dimensione passionale dell'individuo e alla rivendicazione del diritto a darle voce. Madame du Deffand appare dunque profondamente influenzata dalla rivoluzione del sentimento di ascendenza rousseauiana, senza però riuscire a comprenderla e ad accettarla fino in fondo; resta così divisa fra l'esigenza di esprimere l'emozione, il divieto di farlo e la difficoltà di riuscirvi adeguatamente.