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Francesco Profumo delinea per il pubblico le policy del suo mandato

Il Presidente della Compagnia di S. Paolo all’Agorà delle Identità

Quando Francesco Profumo arriva per il suo intervento in qualità di Presidente della Compagnia di San Paolo,  nella penombra del Teatro Juvarra appena ristrutturato all’interno del  Collegio Artigianelli di Corso Palestro 4 a Torino  - nuovo centro di aggregazione e implementazione di servizi educativi  e formativi -  all’Agorà delle Identità (www.agoradelleidentita.it)  è in corso il modulo  dedicato all’economia (OIKÌA, in greco, significa non solo casa, ma anche attività che ne derivano).

Se, nell’incontro precedente  (rivolto all’EKKLESÌA, intesa  come comunità in senso lato), Gabriele Vacis, direttore dei Teatri riuniti di Reggio Emilia, aveva provocatoriamente concluso il suo intervento esortando l’Occidente in crisi a: “porsi continue domande sui propri valori ed obbiettivi, ad essere più presente a se stesso “, il professor Profumo, Presidente della Compagnia di San Paolo da maggio 2016, pare raccogliere la provocazione.

Francesco ProfumoIntervenendo a proposito di “Reti di responsabilità: innovazione e bene comune”  elenca gli obiettivi che si è posto, e le domande che ha posto, arrivando in Compagnia, nonostante la sua esperienza di relazione con il privato sociale per il  settore della formazione datasse al suo ruolo  di Rettore del Politecnico di Torino :”A quell’epoca, nella mia qualità di Rettore, chiesi al Segretario Generale della Compagnia, dott. Gastaldo, di portarmi l’elenco delle attività in atto con il Politecnico di Torino. Ricordo un lungo elenco di progetti e di circa 300 persone, per lo più docenti. La mia convinzione è  che un’istituzione debba rapportarsi con enti istituzionali, più che con singoli. Dopo questo mio intervento iniziale – aggiunge con ironia – avevo 300 amici in più.”  Sempre in quella circostanza, si convinse che: “andassero preventivamente individuate alcune aree su cui far convergere i finanziamenti, anziché disperderli in molti rivoli. In particolare, - aggiunge - ritenni meritevoli tre settori: i servizi agli studenti, l’internazionalizzazione, il sistema informativo.”

Arrivato in Compagnia, sei mesi orsono, con una nuova responsabilità,  “mi sono fatto  raccontare – dice - quanto fossero resilienti, continuativi nel tempo, i progetti intrapresi, e a quanto, invece,  ammontasse la quota di innovazione; la Compagnia gestisce, infatti, 800 progetti l’anno, dunque ben 16.000 sull’arco di  un ventennio, con un 25% di richieste accolte rispetto a quelle presentate.”

Andando a scavare nei numeri, il professor Profumo, ben consapevole che: “la derivata di crescita delle risorse in entrata è inferiore alla derivata di crescita in uscita”  e che, dunque,  occorre far tesoro di ogni euro erogato, si interroga sulla percentuale di effettivo impatto che risulta dai progetti finanziati.  Si può fare un stima intorno al 60%. Si pone dunque l’impegno a : recuperare anche una parte di quel 40% privo di impatto, nella  consapevolezza che sui grandi numeri di cui si compone il nostro bilancio, anche una piccola percentuale recuperata può essere spesa significativamente in nuovi progetti”.
Come accade alla massaia dedita all’economia domestica (oikia, appunto) il Presidente Profumo lancia provocatoriamente una sfida: ” Sono profondamente convinto che occorra sempre trovare in noi stessi le risorse. Spesso I nostri sistemi non sono ancora sufficientemente efficienti, e per questo occorre aumentarne l’efficienza”.

L’idea è, quindi, quella di individuare – anche in Compagnia - processi organizzativi e gestionali che consentano  di  rendere più efficaci gli investimenti, facendo “crescere un po’ quel 60%”. Perciò, ecco il potenziamento di due voci, capacity building e comunicazione strategica: “Anziché, cioè, agire con una leva unica, quella delle erogazioni, abbiamo pensato che occorresse fare della Compagnia un hub di conoscenze per seguire i progetti lungo il loro arco  di vita, anche attraverso processi  molto più complessi di Project Management, e nel loro impatto sui territori. Supportandoli altresì e con una comunicazione strategica per meglio farli conoscere e ottenere la giusta attenzione”.
Nel fare questo, descrive anche la scelta di: utilizzare l’esperienza che risulta dai dati generati in ben 453 anni di vita. In particolare, su alcuni dati di politica sociale, abbiamo constatato l’esigenza di “metterli a sistema”, confrontando l’impatto delle politiche supportate con il contesto in cui sono state svolte”.
In questo modo, spiega: “la Compagnia, con la finanza d’impatto, si propone non solo investimenti, ma assume l’obiettivo di diventare un moltiplicatore di risorse lungo un duplice asse di intervento, orizzontale (nei settori sanità, ricerca, scuola, housing sociale e cultura) e verticale (con diverse modalità operative, che vanno dalla finanza, alla gestione dei processi amministrativi, dall’analisi dei dati, con le relative tecniche di misurazione, alla comunicazione strategica).”

“Per raggiungere l’obiettivo, occorre   -  a suo dire - creare, o rafforzare,  entro la Compagnia le competenze per l’innesco di questo processo: nel caso, ad es..  dell’analisi dei dati, trattandosi di nuove competenze, è stato fatto un bando ad evidenza pubblica”. Una struttura rinnovata, dunque, quella che – dopo questo primo anno di lavoro - configura il Presidente, “pur nella continuità  - precisa  - della rete degli enti strumentali, interni ed esterni , che sono al tempo stesso fruitori ed attori del processo di impatto sociale”.
Alla base di tutto – sottolinea in un primo bilancio – rimane comunque sempre  un denominatore comune: l’investimento in formazione”.

E si capisce che il Presidente non ha mai smesso il ruolo di professore.

Elisabetta Priotti
TORINO - 1 dicembre 2016