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melbourne

Taccuino di viaggio in Australia dopo la laurea

Quando sali su un aereo diretto dall'altra parte del mondo ti scopri completamente nuda. I vestiti, indossati fino al giorno prima, sono troppo stretti per contenere eccitazione e paura e, al contempo, troppo leggeri: non ti terranno al caldo e si strapperanno con facilità. Devi comprarne di nuovi.

Sono arrivata a Melbourne il 5 marzo, con l'obiettivo di fermarmi fino alla fine di giugno e trascorrere il mese di luglio viaggiando, prima di tornare a Torino. Non appartengo alla categoria dei cervelli in fuga: il mio è un viaggio che prevede un ritorno, e non porto con me una valigia di cartone, in cerca di fortuna. Piuttosto, mi sento parte di coloro che percepiscono un'inquietudine sottile scorrere sotto la loro pelle; di coloro che desiderano essere sconvolti da ciò che osservano; di coloro che hanno fame di conoscere, sempre e ancora.

uluru

La città appare immensa e dispersiva. Si incontrano migliaia di persone, ma tutte vanno e vengono; è difficile costruire relazioni che si spingano oltre lo "Hi, how's it going?". Ovunque si percepisce l'isolamento australiano. Mancano la storia e la cultura europea; non c'è traccia di quella profondità che lega l'Europa tutta, nonostante le differenze. Gli Australiani, che mi aspettavo essere così simili a noi, sono gentili e onesti, ma sembrano vivere in una bolla, che li tiene lontani e al sicuro dal resto del mondo.

Circondata da milioni di persone, mi sono sentita sola. Tuttavia, ho trovato chi era disposto ad aiutarmi e, col tempo, a sostenermi. La multiculturalità di Melbourne è stimolante ed esaltante: ho conosciuto americani, olandesi, svizzeri, francesi, canadesi, indiani, vietnamiti, messicani, tedeschi, spagnoli, malesi, cinesi, coreani, portoghesi, argentini...E ho trovato numerosi italiani, la maggior parte con un working holiday visa, come il mio. Sono i nuovi immigrati, partiti per l'Australia colmi di aspettative e speranze, lanciati verso il sogno. Ma la vita di chi entra in Australia con questo tipo di visto non è facile: la concorrenza per il lavoro è spietata e spesso si finisce col ricevere, in nero, una paga al di sotto di quella minima stabilita per legge.
Anch'io, come loro, ho cercato un lavoro, per guadagnare quel tanto che mi consentisse di viaggiare. Ho attraversato la città a piedi, con il curriculum tra le mani, e ho fatto la cameriera, la lavapiatti, la barista, la venditrice porta a porta (con scarsissimi risultati...non ho venduto nulla!). Ho cercato di applicarmi con umiltà in ciascuno di questi lavori, scoprendo poi quanto mi mancassero i libri e le biblioteche. Ciò che a Torino mi aveva reso esausta ed annoiata mi è venuto – all'altro capo del mondo – a mancare.

greatoceanroad

Non ci sono più stati giorni piatti, qui: routine e mollezza non ci appartengono più, quando si è così lontani; nel bene o nel male ogni senso è estremamente ricettivo e il cuore è senza filtri o barriere. La lontananza e il viaggio è occasione per interrogarsi e per conoscersi a fondo. Mi sono così resa conto di quanto questa estrema indipendenza mi abbia cambiata, di quanto sia stato prezioso questo tempo dedicato interamente a me.
E' difficile imparare a plasmare l'ignoto per dargli la forma di una vita; ma un giorno realizzi di aver trovato una dimensione che ti si addice e di star condividendo emozioni inaspettate. Quel giorno ti guardi allo specchio e, dopo tanto tempo, ti piace l'immagine che vedi.
E' proprio bello il tuo vestito nuovo.

Lara Fornabaio*

Lara Fornabaio si è laureata in giurisprudenza con una tesi magistrale dal titolo "Le fusioni transnazionali". Il suo viaggio di cinque mesi attraverso l'Australia l'ha condotta a Melbourne, Great Ocean Road, Wilsons Promontory, Adelaide, Alice Springs, Byron Bay, Fraser Island, Whitsunday Islands, Magnetic Island, Cairnes e Port Douglas. Ora è dedita alla pratica forense a Torino.

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